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04/01/17

01/05/10

Press - "A Vicenza uno dei tappeti più grandi al mondo"

A Vicenza, in un importante palazzo del centro storico, il tappeto più grande della città, uno dei più grandi d’Italia e del mondo. Oltre 100 metri quadrati. Per costruire questa autentica opera d’arte da primato, un Moret Sartoriale, hanno lavorato per un anno dodici fra le più esperte tessitrici turche in un laboratorio sartoriale di Ushak, città dell’Anatolia occidentale a nord di Denizli, celebre, a partire ancora dalla dominazione ottomana nel XV secolo, per la produzione di tappeti che poi furono appannaggio non solo della corte di Istanbul, ma anche dei grandi collezionisti occidentali, che ammiravano la sontuosità e la raffinatezza di questi annodati.

È qui, nell’atmosfera di una cornice unica in cui il tappeto si è fatto storia, che nasce questo capolavoro interamente realizzato a mano, figlio dei segreti artigianali dei secoli scorsi, disegni in seta e campi in lana pregiata, nello splendore di un magico color grigio chiaro.

 

Il regista di questa straordinaria opera da primato è Hasan Pashamoglu, di origine turca, italiano adottivo, uno dei massimi esperti di tappeti oggi in Italia e nel mondo, che vive e opera a Vicenza dagli anni Settanta,con galleria aperta in corso Palladio ancora nel 1984, show-room a Lambrate, vicino a Milano, all’interno dell’ex fabbrica Faema, dove ha lo studio anche Flavio Albanese, self-made man che oggi fa della sua professione un mix dipassione e cultura, che va a cercare i suoi tesori antichi, rari pezzi da museo, dappertutto, da New York a Parigi, da Londra a Mosca, e cheinventa tappeti moderni, “il piacere su misura”, in una sua propria struttura produttiva chiamata Moret con base in Turchia. L’architetto, anche lui vicentino, che ha disegnato l’eccezionale tappeto commissionato dal proprietario del palazzo, quando gli consegnò il progetto, glidisse: “Mi sento colpevole”. Ma Hasan, 55 anni,nato nell’antica Tracia, al confine fra Turchia e Bulgaria, come sempre nella sua vita, non si volta mai indietro, non si ferma neppure dinanzi alle prove più impegnative, e ha raccolto una sfida che poi avrebbe vinto.Il momento più diffìcile è stato quello della consegna di un tappeto da record per lunghezza, larghezza e peso. Ci sono voluti tanti uomini per portarlo e deporlo nel salone dei desideri.Ma, poi, una volta srotolato, la bellezza delle tinture, la perfezione del tessuto annodato con maestria come non si fa ormai più neppure in Oriente, ha lasciato incantato chi lo ha visto.

Sì, un tappeto uscito dalla magia della lampada di Aladino. Hassan ci ha messo il cuore perché Vicenza, sua seconda patria, avesse uno dei tappeti più incredibili al mondo. Lui, ormai, è un maestro autentico.

Da quando ha iniziato questa sua impetuosa cavalcata nel mondo dei tappeti volanti in cui si tessono emozioni, ha passato fra le mani 25 mila di questi pezzi unici nati in Anatolia, terra madre del Kilim, nel Caucaso, nelle terre dei curdi, dei turchi atzeri, dei nomadi Shahasava, dei ceceni, dei Tat, dei cosiddetti ebrei di montagna, oppure in Europa, in Francia, daiprimi arazzi d’Aubusson alle manifatture reali di Gobelin e Beauvais, in Inghilterra da Fuiham a Moorsfìeids, nella Spagna dei Mori, nel Portogallo degli Arraiolos, nei Paesi balcanici,ma anche nella Persia delle Mille e una Notte,in India, nell’immensa e lontana Cina dei simbolismi da meditazione o da trono, nel Tibet, in Mongolia.

 

Tappeti che raccontano antiche leggende, che intrecciano miti, che percorrono ispirazioni diverse, che identificano etnie e alfabeti civili, fra geometrie, cromatismi, florilegi, gusto decorativo. Tappeti che adornavano le dimore dei rè e che oggi sono in grado di ricreare queste impalpabili atmosfere anche nelle case più moderne. In più Hasan, che in questaimpresa fra ricerca artistica e recupero filologico della tradizione, è aiutato dalla instancabile moglie Maddalena De Robertis e dal giovane ma già esperto figlio Deniz, attualizza il tappeto in modo estremamente originale. “Sarebbe impossibile oggi - spiega - decifrare l’universo arcano di stili e disegni che per secoli hanno sedimentato significati e riferimenti simbolici, esoterici, religiosi negli orditi di un tempo. Ma quelle forme di assoluta bellezza sanno ancora evocare segni e sogni profondamente nostri”.

Da qui, in questo sviluppo del carpet in progress, ecco la creazione di Moret, marchio con cui Hasan, nel suo atelier di Ushak, reinterpreta il tappeto orientale in chiave contemporanea alla luce del design più attuale e raffinato, offrendo un prodotto personalizzato da realizzare con un vasto campionario di scelta, dalla lana Siverek al moher, dalla seta pura alla canapa pregiata e ai metalli preziosi, con 180 colori base e la possibilità di scoprire colori speciali.

Una missione, questa, in cui si affida al design di architetti celebri come Cedri-Martini, Cibic, Mendini, Chia, Palladino, Ferlinghetti. “Le cose belle sono rare, le cose rare non si trovano ovunque”. Hasan sorride. Il suo è fascino da Asia Minore tinta dalle onde del Mediterraneo.

Il suo tappeto dei cento metri quadrati delle meraviglie è una di queste cose introvabili che danno sapore unico ed irripetibile alla vita, perché restano a ricordarne il fluire come il fiume di Eraclito che passa così rapido che non è possibile bagnare le mani due volte nella stessa acqua.

 

Articolo scritto da Franco Pepe - "VICENTINI NEL MONDO,  n.1 anno 2010"